Scritto da Federico Guido

Come e quando nasce la tua passione per l’arte? Parlaci un po’ dei tuoi inizi.

Fin da bambina io e le mie sorelle siamo state educate e portate ad avvicinarci ad ogni tipo di arte grazie a nostra madre. È lei che ci ha fatto conoscere la musica, la danza, l’illustrazione, la storia e poi anche il disegno per il quale provo una passione autentica. Con la matita in mano sento infatti la creatività scorrere leggera ed evolversi con i colori.

Quali figure, dentro e fuori il mondo artistico, hanno influenzato maggiormente il tuo percorso fino ad oggi?

Mia madre ha avuto indubbiamente una notevole influenza su di me. Lei è stata la mia maestra e la mia sostenitrice numero uno, permettendomi di rivelare il mio lato creativo e incoraggiandomi ad esprimere il mio carattere e la mia emotività attraverso una forma d’arte. Prima è stato il caso del teatro con cui, dai 10 ai 16 anni, sono riuscita a conoscere meglio il mio corpo e la mia anima. Poi ho cominciato a dar sfogo alle mie esigenze espressive trovando quei momenti, all’interno della mia camera, in cui disegnare o colorare le pareti. Quindi, confrontandomi e prendendo spunto dai contenuti facilmente reperibili sui social media, mi sono avvicinata in maniera naturale a nuove tecniche disegnative e, fra queste, in particolare al fumetto. Concentrandomi su quest’ultimo e ricevendo molti feedback positivi a riguardo, ho avuto modo di crescere e soprattutto di incontrare, come in occasione del Romics (Festival Internazionale del fumetto a Roma), giovani ragazzi e fumettisti italiani in grado di ispirarmi ulteriormente. In particolare, ho apprezzato la loro determinazione e il loro coraggio nel voler pubblicare novelle grafiche introspettive con uno stile che oggi posso dire mi appartenga.

Come nascono le tue opere? Sono il frutto di lunghe riflessioni o di improvvise illuminazioni? Parti dal titolo o lo attribuisci a lavoro terminato?

La parte più difficile delle mie opere è il titolo in quanto risulta difficile attribuirlo a priori a disegni che sono frutto di idee e sensazioni del momento. Non nego che rifletto molto prima di iniziare a disegnare ma il prodotto finale è comunque il risultato di un’ispirazione istantanea. A volte capita che i miei schizzi non vengano come li avevo immaginati e allora, trovandomi in difficoltà, mi fermo virando subito verso un’altra idea.

Le mie opere sono strettamente legate ai miei pensieri che provo a sviluppare e fissare attraverso il disegno nel tentativo di stabilire una connessione o avviare una riflessione con le persone che ne fruiscono.

Qual è il tuo rapporto coi soggetti che illustri?

Nel 90% dei casi il soggetto delle mie opere sono io stessa con riflessioni e pensieri che elaboro ascoltandomi interiormente, cosa che però non sempre mi va di fare. Quando disegno altri soggetti lo faccio come passatempo temporaneo, necessario per sopravvivere e distrarsi.

Che messaggio vuoi veicolare attraverso le tue opere? Tra questi ce n’è uno che tieni a trasmettere in maniera particolare e, se sì, perché?

Con le mie opere voglio suggerire di ascoltarsi, di prendere del tempo per sé stessi e accettarsi. Tramite l’introspezione e la solitudine si può arrivare ad un’accettazione di sé stessi necessaria per la convivenza con il prossimo.

Cosa ti affascina dell’illustrazione? Perché e che senso ha disegnare oggi per te?

Non c’è cosa più bella di poter fare ciò che si vuole e nell’illustrazione, ad esempio, puoi decidere di creare uno scenario totalmente personale e unico. Questo è il caso di una delle mie opere preferite (“La solitudine”) dove il soggetto è sdraiato su una bolla di sapone gigante e sorvola i tetti delle case nell’atmosfera di un sabato sera. È irreale ma con l’illustrazione puoi sognare uno scenario e realizzarlo. Il disegno è esattamente questo per me: un sogno che diventa realtà.

Come ti stai trovando con LfA e che ne pensi invece del loro progetto e della volontà di dare spazio a giovani artisti che in altri contesti farebbero fatica a mettersi in evidenza?

Per programma e numero di eventi credo che Milano sia una delle città al top per quanto concerne l’arte, un luogo dove esistono tante associazioni per promuovere artisti e dove gli istituti scolastici a indirizzo artistico aiutano gli studenti a mettersi in mostra tant’è che anch’io, grazie alla mia scuola, ho avuto l’opportunità di esporre alla Triennale di Milano due anni fa. LfA fa parte di questo contesto e aiuta Milano a crescere, a procedere su questa strada.

Che ne pensi dell’illustrazione italiana contemporanea?

Personalmente non sono molto ferrata sul caso particolare dell’illustrazione italiana contemporanea. Conosco tuttavia il quadro generale dove la maggior parte delle opere vengono ormai realizzate digitalmente tramite strumenti e appositi programmi: Photoshop per l’editing, Illustrator per disegni vettoriali, Procreate per iPad o la tavoletta grafica per disegni liberi. Tutto ciò rappresenta un grande incentivo per la creatività ma un passo indietro a livello visivo. Per quanto mi riguarda, io utilizzo l’iPad e in futuro sfrutterò la tavoletta grafica per il PC. Così facendo infatti, posso avere a disposizione funzioni digitali ampie e il lavoro risulta sempre pulito, replicabile e di qualità. D’altro canto, è anche vero che la concentrazione luminosa del computer a lungo andare stanca e indebolisce l’occhio ma ai giorni nostri è un rischio che corriamo.

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